Divina Commedia
Home Page
Inferno
Purgatorio
Paradiso

"La superficie del quadro divenne il campo d'azione di forze pittoriche.", dice Haftmann, a proposito di Pollock, "La vitalità della linea creava questo campo di forze, segnando come un diagramma sismografico le energie e gli stati interiori di chi le tracciava. La superficie del quadro diveniva immediata proiezione delle tensioni dell'animo umano. Il quadro non veniva propriamente dipinto: il quadro diveniva, avveniva.".
Riflessioni e definizioni, queste, che possono offrire una chiave di lettura anche per l'operare di Marco Rinaldi, nella sua "ricerca" attenta e motivata.
Scompaiono le forme, si annullano gli schemi figurativi e la volontà stessa della figurazione. Non si cerca più di rappresentare la realtà. Sulla tela restano i tracciati istintivi, gli estri armonici dei del colore, a comunicare emozioni. E, sempre più, si cerca, si pretende uno spettatore partecipe, anzi parte integrante del fenomeno artistico. Nel nostro tempo entusiasmante e lacerante, gli artisti (e i poeti) hanno inseguito la cometa, che doveva condurre a un processo nuovo di comunicazione e di apprendimento. E, al calor massimo di un'ebbrezza innovatrice (fino allo svolgimento totale dei rapporti tra autore e fruitore), si è determinata una fusione globale. Nella poesia, sono entrati colore e scansione grafica e tipografica; nella pittura, la musica; nella scultura, alla statica si è sostituita la cinematica.
Ora, anche quando si torna a cercare più largo consenso e più sicuro approccio, l'esperienza innovatrice ha funzione di maieutica. E si va avanti, non si torna indietro.
Per Rinaldi, chiaro il rapporto musicale. Nei suoi fondali circolano segreti ritmi, come fluidi sotterranei nella musica di Debussy.
L'approfondimento culturale è sempre stato ed è il fondamento dell'arte. Ma l'arte contemporanea ne ha accentuata l'importanza, anche a scapito della maestrìa esecutiva, il mestiere (molto spesso reietto).
Il nuovo linguaggio non oscuro, come molti lo definiscono. semplice e chiaro. che, con esso, non si vogliono dire le stesse cose di prima. Anzi non si vogliono nemmeno dire cose con un senso compiuto; si vuole dare una traccia al lettore, allo spettatore, per una serie di sensazioni e di riflessioni; forse, per tornare al gergo musicale, di variazioni sul tema.
Marco Rinaldi - nato a Modena nel 1967, ma da tempo operante sul lago di Massaciuccoli, caro a Puccini e ai pittori della "Macchia" - dopo la maturità scientifica, si è diplomato in scenografia all'Accademia di Carrara. Ora fa architettura a Firenze.
Vidi le sue "vetrate" fantasmagoriche alla mostra-studio con gli scultori Anca Marina Bors e Giovanni Furno. Di lui e dei suoi amici parlarono, in luglio, Tommaso Paloscia e Dino Carlesi, soffermandosi anche in particolare sul senso scenografico di queste sue esperienze.
Ho visto poi le sue "vedute" di Livorno e i suoi "frammenti" acrilici.
Si ha l'impressione che, per lui, l'abbandono della figurazione sia come un ammutinamento, il gettarsi in mare aperto da una nave, che fa la consueta rotta, per raggiungere un'isola libera e felice, forse nemmeno segnata sulle carte nautiche. Questa è almeno la speranza, perché tutto ciò che sta sugli atlanti è vincolato da questa o quella Nazione, non vi si parla più la lingua originaria, ma una lingua ufficiale; e non vi si scopre più niente.
La sua pittura, dunque, pi che da ammirare, da ascoltare. Bisogna lasciare che i tourniquets del colore ci conducano al fondo delle cose, alla genesi dei sentimenti, a una sorta di comunione tra gesto creativo e atto ricettivo.

Raffaello Bertoli

Riviera della Versilia - novembre 1997


| inferno | purgatorio | paradiso | critiche | contact | link | english | home |