Divina Commedia
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L'inferno dantesco
visto da Marco Rinaldi
 
Nel mezzo del cammin di nostra vita
I: Nel mezzo del cammin di nostra vita
III: Per me si va ne la città dolente,
V: giudica e manda secondo ch'avvinghia.
V: Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
VI: etterna, maladetta, fredda e greve
VIII: segando se ne va l'antica prora
XXV: Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela
XXVI: Infin chel mar fu sovra noi richiuso
XXXIII: vid'io cascar li tre ad uno ad uno


INFERNO
Canto VIII

...

Corda non pinse mai da sé saetta
che sì corresse via per l'aere snella,
com'io vidi una nave piccioletta

venir per l'acqua verso noi in quella,
sotto 'l governo d'un sol galeoto,
che gridava: «Or se' giunta, anima fella!».

«Flegïàs, Flegïàs, tu gridi a vòto»,
disse lo mio segnore «a questa volta:
più non ci avrai che sol passando il loto».

Qual è colui che grande inganno ascolta
che li sia fatto, e poi se ne rammarca,
fecesi Flegïàs ne l'ira accolta.

Lo duca mio discese ne la barca,
e poi mi fece intrare appresso lui;
e sol quand'io fui dentro parve carca.

Tosto che 'l duca e io nel legno fui,
segando se ne va l'antica prora
de l'acqua più che non suol con altrui.

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