INFERNO
Canto XXXIII
...
Come un poco di raggio si fu messo
nel doloroso carcere, e io scorsi
per quattro visi il mio aspetto stesso,
ambo le man per lo dolor mi morsi;
ed ei, pensando ch'i' 'l fessi per voglia
di manicar, di subito levorsi
e disser: 'Padre, assai ci fia men doglia
se tu mangi di noi: tu ne vestisti
queste misere carni, e tu le spoglia'.
Queta'mi allor per non farli piú tristi;
lo dí e l'altro stemmo tutti muti;
ahi dura terra, perché non t'apristi?
Poscia che fummo al quarto dí venuti,
Gaddo mi si gettò disteso a' piedi,
dicendo: 'Padre mio, ché non m'aiuti?'
«Quivi morí; e come tu mi vedi,
vid'io cascar li tre ad uno ad uno
tra 'l quinto dí e 'l sesto; ond'io mi diedi,
già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dí li chiamai, poi che fur morti:
poscia, piú che 'l dolor, poté 'l digiuno».
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