Divina Commedia
Home Page
Inferno
Purgatorio
Paradiso

[english translation coming soon]

Sognando Dante (Tommaso Paloscia)

Questa serie di dipinti del giovane Marco Rinaldi dimostra innanzitutto che l'astrattismo non è morto come molti auspicavano; ma che in realtà, anche nel caso che ciò fosse accaduto -e spesso gli è capitato- ancora una volta è risorto come l'araba fenice dalle proprie ceneri. Seguo Rinaldi da qualche anno, pressappoco dalle prime mostre ospitate nella galleria gestita dalla mamma a Torre del Lago, e devo constatare che in pochissimo tempo ha compiuto con la usa pittura passi addirittura giganteschi pur avendo alla base della propria preparazione culturale essenzialmente gli studi in architettura (scienza quasi esatta) la qual cosa avrebbe potuto favorire semmai l'insorgere di una espressione del tipo astrattismo geometrico, come quello di Mondrian tanto per intenderci e non di Kandinsky che qui appare l'ispiratore più probabile. Si tratta ad ogni modo di un astrattismo più calmo di quello che negli anni Cinquanta aveva partorito l'informale. Un astrattismo più onesto, direi riferendomi a quel tipo di informale esploso a un certo punto senza ordine né remore: nel senso che d'un tratto, poiché il linguaggio era stato accolto a braccia aperte dal mercato, moltissimi "pittori non pittori" vi si lanciarono a capofitto speculando sulla impreparazione del prossimo e persino di quello che avrebbe dovuto serenamente giudicare. E tuttavia la lettura di tanti di quei quadri poteva rivelare anche con una certa facilità l'improvvisazione e la cialtroneria.

Io sono un maniaco della lettura dei dipinti e pertanto devo leggerli per poterne parlare: sarà un vizio, non dico di no, ma può essere addirittura una virtù che mi è nata nella coscienza da ragazzo quando volevo capirci nell'arte di mio padre pittore floreale. Capire che cosa egli dipingesse, dove volesse arrivare, soprattutto che cosa intendesse esprimere oltre la bellezza dei fiori; capire il modo in cui li faceva, quei fiori, e perché li rappresentava in quel modo. Si tratta di comunque di una serie di quesiti che penso debba porsi ciascuno di noi di fronte a qualsiasi quadro, a qualsiasi pittura anche diversa da questa che è pittura di atmosfere. Il pittore vi esprime tutta le propria sensibilità e cerca di trasmetterla all'osservatore: cosa che in gran parte è riuscito a realizzare ed è gran merito. Ha cercato, è vero, di stimolare la fantasia dell'osservatore presentando la mostra come una interpretazione di Dante, ovvero della "Divina Commedia", ripartendo i dipinti in tre cicli che rapprese4ntano le tre cantiche; ed ogni quadro ha per indicazione un verso per accompagnarci per mano; per farci intendere come ci troviamo di volta in volta di fronte a un'immagine infernale o del Purgatorio o del Paradiso. Ma, a parte i contenuti, la validità di questa pittura è nella capacità di offrirci uno studio intenso sulla luce e alcune sensazioni "forti" che provengono dalle atmosfere poetiche che ne costituiscono il "clou" . L'artista è solo agli inizi della legittima scalata ma attraverso queste tele proietta tutto se stesso nell'impresa non facile: e già nelle ricche variazioni cromatiche ottenute in questa "lettura dantesca" ci si accorge che ha penetrato per la prima volta un mondo diverso ed è giusto pensare che si accinga ad andare nel profondo di queste aperture che sembrano squarci rivelatori operati sul proprio orizzonte. Penso che Rinaldi stia affrontando il momento più difficile in un genere espressivo che non ha punti di riferimento di popolare portata per attivare la curiosità del lettore e pertanto può servirsi solo dall'attrazione che scaturisce dall'equilibrio e dalla coerenza del suo "disegno" afigurale. E dire che la lettura dell'astrattismo è più semplice del figurativo perché in quest'ultimo esiste quel diabolico diaframma sul quale si arresta spessissimo l'indagine dell'osservatore che ritiene di aver "capito" il quadro soltanto per averne individuato i contenuti. È tuttavia il giudizio più difficile che mai da esprimere. Per poter più agevolmente giudicare senza farsi trascinare dall'istinto bisogna acquisire la capacità di farlo, vale a dire impadronirsi di quel meccanismo nel quale si identifica l'intuizione critica che è data dalla frequentazione. Frequentare le mostre dunque. E quale inizio e stimolo più opportuni per coloro che da oggi si affacciano sull'affascinante avventura che cominciare da qui, da questa rassegna che nella sua bellezza estetica, e cioè con i suoi valori, può fornire i dati di base più piacevoli per affrontare il problema?

Tommaso Paloscia (estratto della presentazione della mostra Sognando Dante di Marco Rinaldi al Lido di Camaiore l'11 agosto 1999)


| inferno | purgatorio | paradiso | critiche | contact | link | english | home |